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Tempio della Tosse

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Tempio della Tosse

Uno dei monumenti antichi più caratteristici di Tivoli è quello che si incontra lungo la Via degli Orti (parte meridionale della città), un tempo conosciuta, in quel tratto, come Clivus Tiburtinus.
È chiamato erroneamente Tempio della Tosse o sepolcro della gens Tuscia dagli studiosi delle epoche passate. In effetti non è un tempio, né un sepolcro, ma solo un bellissimo e monumentale atrio, ben conservato rispetto ad altri monumenti tiburtini. Esso consiste in un grande ambiente cilindrico, realizzato in opera vittata (liste di tufo e mattoni) coperto da una cupola a calotta emisferica, del diametro di mt. 12,75 al cui centro si apre un foro per la luce. Il corpo cilindrico si compone di due ordini sovrapposti; quello inferiore, alto mt. 5,43, inserito tra due muri paralleli molto più antichi, presenta due aperture, una rivolta verso la via pubblica, una dalla parte opposta; il superiore ha sette nicchie (quattro semicircolari e tre rettangolari) all’interno dalle quali si aprono altrettante finestre per la luce. Questa nicchie sono di dimensioni straordinarie, misurando in altezza mt. 4,24 e in larghezza quasi tre metri. Anche internamente si aprono nicchie rettangolari o quadrate, ma di maggiori dimensioni. Da una pianta si può notare l’eleganza del vestibolo, la sapienza nella disposizione delle masse, la perfezione della cupola, l’equilibrio delle parti. È indubbio che ci troviamo di fronte all’opera, anche se incompleta, di un grande architetto. Infatti, dall’analisi di ogni particolare del monumento, gli studiosi sono giunti alla conclusione che esso non è stato portato a termine; perciò è difficile conoscerne la vera destinazione. Poiché non si sono rinvenute opere idrauliche, è caduta anche l’ipotesi che potesse essere un ninfeo, al quale si accompagna generalmente l’elemento idrico; non rimane dunque che chiamarlo atrio o vestibolo di una villa, che non è stata mai costruita. Nel medioevo esso (indicato nel sec. X come trullum, per la sua forma rotonda) fu trasformato in una chiesa detta S. Maria di Porta Scura o del Passo, per la quale furono fatti alcuni lavori e riutilizzati materiali presi dal vicino santuario d’Ercole. Nel sec. X nella conca dell’ultima abside a destra fu dipinta un’Ascensione di Gesù, mentre in quella della prima compare una figura di Cristo benedicente, riferibile alla seconda metà del sec. XIII.

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